Bitcoin, cronache di una capitolazione
Editoriale

Bitcoin, cronache di una capitolazione

Questi sono giorni davvero importanti per il mondo delle cripto. Dopo il profondo rosso del fine settimana scorso sembra che Bitcoin stia reagendo al minimo toccato domenica mattina, riportandosi al di sopra di quota 4mila dollari. Se quella che abbiamo vissuto sia veramente la capitolazione del prezzo, indice della fine di un ciclo di mercato, è ancora presto per dirlo. Come è presto per dire se il piano d’inversione si sia realmente innescato. Siamo in una fase troppo delicata per trarre conclusioni.

A basso regime

Mi aspettavo due cose che non si sono verificate, almeno non col vigore che immaginavo. In primo luogo, credevo che ci sarebbe stato un panic-selling molto più massiccio al termine di questo ciclo. Nel week-end ho visto persone rabbiose e deluse, ma in tantissimi sono rimasti ancorati alle loro posizioni. A seguito del minimo poi, pensavo ci sarebbe stata una partenza molto più sprint, con candele verdi immediate sostenute da volumi importanti. Il fatto che non ci sia stata la grande fuga dal mercato, che ero certo di vedere prima di toccare i minimi, penso derivi dalla natura stessa del sottostante.

Bitcoiner

Bitcoin porta con sé una serie di considerazioni sociali e riflessioni politiche: tanti suoi sostenitori sono pronti a sostenere la loro posizione di bitcoiner quasi al limite del fanatismo, qualcosa di più vicino alla religione che non alla logica propria degli investimenti. Non è solo uno strumento speculativo od un prodotto tecnologico. Bitcoin rappresenta quella rivoluzione silente di chi magari non si è mai esposto in maniera diretta, ma ha sempre avvertito qualcosa di profondamente ingiusto nei meccanismi della finanza globale. Rischiando in prima persona, coi propri risparmi, per sostenere un nuovo modello economico decentralizzato e più orizzontale di quello che conosceva. Ha scelto come protesta un modo meno rumoroso ed appariscente di chi manifesta in piazza, ma sicuramente più intimo e probabilmente più efficace. Convertire il proprio capitale in Bitcoin, anziché tenerlo in una banca, è forse il più concreto segnale di contestazione verso questo sistema finanziario. Non sarà così per tutti, l’idea di trarne profitto è ovviamente una parte importante del discorso ed in molti sono emtrati pensando di diventare facilmente ricchi, ma è un aspetto  da tenere in considerazione. Almeno questo è quello che traspare dai tweet di chi, pur non attraversando un gran periodo, rimane attaccato alle sue coin molto più energicamente di quanto avrebbe fatto con qualsiasi altro asset. Se questa dedizione sarà ripagata non possiamo saperlo, mi limito a notare che l’assenza di un fuggi-fuggi generale, classico di ogni chiusura ciclo dei mercati che più si prestano al “buy and hold”, potrebbe spiegarsi anche con questo fattore.

Questa ripartenza lenta rimanda ai prossimi giorni qualsiasi considerazione, potrebbe esserci una crescita costante che riporti comunque il prezzo a ridosso della tendenza ribassista principale, così come potremmo tornare sotto alla soglia d’attenzione dei 4K.

Bullish news

Proprio sul finire della scorsa settimana è arrivata la notizia che il Nasdaq sarebbe pronto a lanciare a Gennaio i suoi futures basati sul prezzo di Bitcoin. News che conferma il crescente interesse dei grandi della finanza rivolto al giovane mondo delle criptovalute. I primi futures legati a Bitcoin sono partiti proprio durante la bull-run dello scorso dicembre. Altra notizia di questi giorni è quella dell’Ohio che si appresta ad accettare Bitcoin per il pagamento delle tasse. Non credo che saranno in tanti ad utilizzarlo, ma di sicuro uno stato degli USA che accetta criptovaluta non è una cosa che può passare inosservata. L’annuncio è stato accompagnato  da dichiarazioni che hanno descritto Bitcoin come una valuta assolutamente legittima. Il percorso per l’adozione sembra quindi proseguire in modo incoraggiante e non pare risenta della price-action di quest’ultimo periodo.

 

Mining farm che staccano la spina

Legato a doppio filo con quello che sta succedendo sul mercato è invece il discorso che riguarda il mining. Dopo una crescita esponenziale degli hardware dedicati alla produzione di criptovaluta verificatasi negli ultimi 18 mesi, è da una quarantina di giorni che diverse mining farm sono state messe in stand-by. A questi prezzi non è più conveniente estrarre Bitcoin in molte zone del mondo in cui l’energia elettrica ha prezzi elevati. Problema non di poco conto. Più macchine ci sono collegate più la blockchain è solida. Senza hardware preposti alla produzione di Bitcoin non esiste blockchain. Se il prezzo dovesse fermare la sua ripresa e tornare intorno ai minimi di domenica scorsa, assisteremmo inevitabilmente allo spegnimento di altre macchine. Se da una parte era ovvio che succedesse, dall’altra fa un certo effetto vedere un dato che eravamo abituati a vedere in crescita costante iniziare ad invertire la propria rotta. Durante il crollo di gennaio e febbraio, nonostante anche intorno al supporto dei 6mila dollari in molti Paesi il costo per estrarre 1 bitcoin fosse al limite della sostenibilità per coprire le spese energetiche, il numero di hardware che si collegavano alla blockchain continuava comunque ad aumentare. Dato da tenere assolutamente monitorato.

Le ICO che hanno holdato ETH

Altra questione su cui si discute animatamente durante questa capitolazione è la sensazione che tante start-up che hanno fatto la loro ICO tra fine 2017 ed inizio 2018 avrebbero holdato le somme raccolte in Ethereum anzichè convertirle in valuta FIAT. Viene difficile immaginare come un’azienda possa commettere un errore tanto grave. Mantenere i fondi raccolti su un mercato così volatile ed incerto è davvero una mossa azzardata, se non totalmente incosciente. Ovviamente, ora che il valore di Ethereum è crollato, si ritrovano senza fondi per sviluppare i progetti. Questa situazione di mercato rappresenta un’occasione per monitorare il lavoro dei vari team e da molti questa viene vista come l’opportunità per dare una bella ripulita all’ambiente.

Il lato positivo

Lontano dal clamore della nuova corsa all’oro che si respirava sul finire dello scorso anno, per truffatori e millantatori è sicuramente più difficile incantare investitori sprovveduti. Ci stiamo liberando di tante figure controverse che facevano il male di questo settore. Trader improvvisati che creavano gruppi a pagamento sventolando risultati stratosferici in un mercato in cui avrebbe guadagnato chiunque. Con la crescita del 2017 bastava comprare un token a caso ed aspettare l’immancabile “pump” per portare a casa profitto. Per non parlare dei vari Bitconnect e simili; schemi piramidali che, col miraggio dei “passive income”, hanno spinto molti appassionati di tutto il mondo ad iniziare a fare video e creare contnuri che li aiutassero a trascinare più persone possibili in questi progetti. Ci sono esempi anche in casa nostra. Questa situazione di ribassi, che tanto ci sta facendo penare, sembra che almeno possa aiutare a fare tabula rasa di certe situazioni. 

Come ripartire

Quello che è certo è che tanta gente ha visto dilapidare il proprio investtimento ed è scappata dal mercato, investitori scottati che probabilmente non vedremo più. Questo significa che ci vorrà molto tempo perché il sentimento di mercato torni ad essere positivo? La capitalizzazione generale è ormai così esile che basta davvero un soffio di vento per cambiare le carte in tavola. Quello delle criptovalute è un mercato che si muove circa 15 volte più velocemente di quanto non facesse il Nasdaq ai tempi della bolla delle “.com”. La semplice rottura di una resistenza importante può rappresentare un segnale che diffonde facilmente un nuovo sentimento bullish. Possiamo solo sperare che questa manipolazione al ribasso sia terminata e che possa iniziare un nuovo ciclo di crescita. Magari più lenta e più sana, basata sui fondamentali di un protocollo che, dal punto di vista tecnologico, ha continuato la sua naturale evoluzione anche in questi mesi meno luminosi.

 

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