Bitcoin, blockchain e falsi miti da sfatare
Editoriale

Bitcoin, blockchain e falsi miti da sfatare



Intorno a bitcoin ed alla blockchain si sono creati una serie di falsi miti che vengono alimentati quotidianamente.

Così come la finanza tradizionale cerca di perpetuare il proprio controllo facendo apparire tutto quello che le gira intorno come complicato ed inavvicinabile, così stanno provando a fare con la blockchain tutte quelle entità che vedono in essa una possibilità per ricavarne qualcosa.

Un’informazione frammentaria e confusa sostenuta da più parti e per interessi diversi. I governi ed altri vari monopoli tendono a rimescolare continuamente le carte in attesa di capire come e se poter controllare questa tecnologia. Anche varie figure interne al settore possono però trarre vantaggio da questa confusione.

Per esempio chi presenta il suo progetto e punta a raccogliere fondi attraverso un’ ICO per un qualcosa che non ha nulla di realmente innovativo rispetto a bitcoin.

Bitcoin e blockchain, possibile dividerli?

Il fatto che ultimamente, anche tra i politici di casa nostra, si tenda a separare la blockchain da bitcoin è dovuto solo ad un problema di presentabilità sociale. La blockchain è uno strumento creato per rendere possibile bitcoin, ha senso di esistere per lui, potremmo dire che bitcoin -è- la blockchain.

Il sistema cerca di  mettere il cappello ad una struttura che nasce proprio per decentralizzare una serie di apparati che finora hanno avuto bisogno di un potere centrale che controllasse e garantisse.

La blockchain non nasce come strumento per enti centralizzati e governanti, sarebbe come dire che internet è nato per essere utilizzato dai preesistenti organi di informazione per diffondere più facilmente le loro notizie. Ovviamente non è così, internet è nato proprio per abbattere la centralità dell’informazione.

I players storici di settore si sono solamente potuti adeguare sfruttando la neonata tecnologia come potevano e cercando al suo interno nuovi modi per contrastare la pluralità d’informazione.

Strumenti finanziari classici e bitcoin

Anche nell’industria finanziaria stiamo assistendo alla fusione tra gli strumenti classici e bitcoin, inteso come asset decorrelato.

Per un investitore avere in portafoglio un qualcosa che non segua l’andamento degli altri suoi asset, un qualcosa di decorrelato appunto, vuol dire  semplicemente ridurre i rischi proteggendo i suoi investimenti.

Il mercato dei futures introdotti lo scorso anno negli Stati Uniti o gli ETF di cui tanto si parla sono visti da molti bitcoiner come una sorta di corruzione ma, in realtà, rappresentano una garanzia.

Questa contaminazione tra i due mondi non può che fare bene anche agli utenti più puristi di bitcoin. E’ ovvio che diventa più difficile, se non impossibile, combattere una piattaforma tecnologica su cui viaggia un asset finanziario in cui anche le banche hanno investito.

“Più veloce, più economica ed a tutela della privacy”

In tanti continuano a far leva sul fatto che la blockchain sia più veloce e più economica rispetto agli strumenti di pagamento digitali che già utilizziamo.

La blockchain, per sua natura, non può essere nè tanto più veloce nè più economica dei sistemi tradizionali.

Potrà diventarlo, come già ha iniziato a fare con l’introduzione del lightning network, ma non è di certo quello il suo punto di forza. Stesso discorso per la privacy che, per come siamo abituati a pensarla, è un qualcosa che con bitcoin si perde.

Per ora sono i wallet a rimanere anonimi ma, in realtà, nessun altro sistema di pagamento è tracciato come lo è bitcoin. La blockchain conserva tutte le transazioni fatte, in ordine cronologico ed in maniera immutabile.

Al contrario di quanto si continui a dire, privacy, velocità e risparmio sono proprio tre fattori che andiamo a perdere in favore di una decentralizzazione reale.

Dando per scontato che la sicurezza debba rappresentare la prima discriminante nella valutazione di ogni novità da introdurre sul protocollo, la scalabilità rimane la parte più difficile in ambito sviluppo. La decentralizzazione è il cuore pulsante della blockchain, il resto viene dopo. Ed è bene che sia così. 

 

 

Pagare in bitcoin aiuta a farlo crescere di valore?

Altro falso mito su cui ho visto puntare ultimamente è quello secondo cui l’ utilizzo di bitcoin come strumento di pagamento porterebbe ad un aumento del suo valore.

Posta così, se non del tutto sbagliata, questa è perlomeno una verità parziale. Più un bene viene messo in circolazione più diventa inflazionato e perde di valore.

Quello che può far aumentare il valore di bitcoin è la sua adozione come forma d’ investimento e riserva di valore, la diffusione come un bene che le persone sono portate ad accumulare e conservare.

Ovviamente per poi essere speso e scambiato, ma è auspicabile che ciò accada il più tardi possibile. E’ proprio il fatto di volerlo conservare che va a rinforzare il concetto di scarsità, addizionandosi al suo essere un bene finito e non soggetto ad inflazione.

Oro 2.0

In fin dei conti era questa la visione di chi ha immaginato bitcoin, una forma “scalata” dell’oro come strumento per lo scambio di valore.

Una forma digitale che replicasse quello che per secoli erano stati i metalli preziosi. La tecnologia attuale rende possibile il ritorno ad un passato che avevamo dovuto abbandonare per praticità. I governi hanno sfruttato la situazione imponendo le loro valute, mezzo definitivo per assumere il pieno controllo dei sistemi economici.

Un controllo che ha assunto tratti inquietanti con la fine dell’obbligo delle riserve auree a garanzia del denaro messo in circolazione.

E se ancora non fosse abbastanza, le banche centrali hanno anche iniziato ad investire nei mercati finanziari utilizzando valuta stampata a proprio piacimento. La finanza ha ormai cancellato l’economia ed i modi in cui lo ha fatto non lasciano tanto spazio alle interpretazioni.

La miglior difesa è l’attacco…alla conoscenza

Una grande confusione di idee dalla quale non sono esenti neanche esperti di settore e divulgatori.

Gli istituti finanziari sono stretti tra quella che vedono come una possibile minaccia al loro monopolio e la richiesta sempre più pressante da parte dei clienti di avere accesso a questa nuova forma di investimento.

Come salvarsi da questo caos che così bene si presta a servire protagonisti tutt’altro che disinteressati? Come sempre attraverso la conoscenza, assumendo un sano scetticismo di base e cercando di vederci sempre chiaro oltre ogni ragionevole dubbio.

Non possiamo aspettarci che qualcun’ altro faccia i nostri interessi quando si vanno a toccare aspetti fondamentali della società come il risparmio e gli investimenti. Lo abbiamo già fatto negli ultimi duecento anni ed è proprio quello da cui stiamo scappando.

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