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Editoriale

Bitcoin e criptovalute più stabili dei mercati classici, cosa sta succedendo?

Uno strano autunno

Ottobre è stato il mese con la minore volatilità per bitcoin, il mese in cui i giorni con le oscillazioni maggiori del 5% sono stati di meno rispetto a tutti gli altri del 2018. 

Ottobre è stato anche il mese del crollo dei mercati finanziari classici, il nasdaq è stato il primo a registrare perdite vicine ai dieci punti percentuali, con tutti gli altri indici che lo hanno presto seguito. Crisi che continua anche sul mercato del forex, con tante valute protagoniste di una grossa flessione. 

Se un anno fa ci avessero detto che bitcoin avrebbe avuto una minore volatilità dei mercati classici non ci avremmo creduto.

Il crollo di inizio anno ha spazzato via trader ed investitori emozionali entrati in piena FOMO sul finire del 2017 e la tanto criticata speculazione sembra esser andata in vacanza. In fondo il termine -speculare- significa semplicemente “guardare avanti, prevedere” ma quando si parla di mercati ed investimenti viene associata alla figura del demonio in persona.

Poche ancora le regolamentazioni nel mondo cripto che possano far presagire un travaso di capitali dallo stock market classico al nostro microsettore. 

Bitcoin ha una capitalizzazione troppo sottile per essere considerato un bene di rifugio o non siamo ancora al termine del processo di bottoming secondo i grandi investitori? 

L’anno delle regolamentazioni

Per quanto riguarda le regolamentazioni è stato un anno carico di proclami ma davvero avaro di novità effettive, tutto è fermo alle dichiarazioni del WEF della scorsa primavera con cui il giro d’affari delle ciptovalute è stato definito come troppo poco ampio per rappresentare un pericolo per la finanza globale. Buona notizia per chi ci ha voluto leggere un prolungamento del periodo del far west cripto ma una bocciatura a livello di maturità per dare al mercato quelle attenzioni necessaria a favorire l’ingresso dei grossi capitali. 

Conferme sono venute nei mesi successivi da più parti, ultime quelle di Visa e Mastercard. I due colossi si continuano a fare la guerra tra di loro e non perdono occasione per sminuire il bacino d’utenza delle criptovalute. Allo stesso tempo strizzano l’occhio alla blockchain iniziando ad implementarne l’utilizzo per particolari servizi.

Come dire: siete ancora piccoli ma è bene iniziare a mettere le mani in pasta in modo da poter dettare poi noi, grossi players di settore, le regole più idonee.

USA e S.E.C.

E’ possibile che il silenzio della SEC derivi proprio da questo. Politica e mercati vanno avanti a braccetto negli Stati Uniti più che in ogni altro paese. 

Proprio gli Stati Uniti continuano a fare il doppio gioco riguardo alle criptovalute ed alla blockchain. Se da una parte sembrano essere ben consapevoli delle sue potenzialità ed internamente favoriscano la creazione di un ecosistema che possa favorirne lo sviluppo, dall’altra continuano a combatterle all’esterno dei propri confini. 

Questa doppia posizione degli USA può tranquillamente essere interpretata come una conferma di quanto per primi credano nelle potenzialità di questa tecnologia. Sembra chiaro che quando il fiume cripto sarà nuovamente in piena vorrebbero trovarsi in una posizione di vantaggio anche se, per esempio, i cittadini americani non hanno idea di quando (e se) potranno nuovamente partecipare ad una ICO. 

“Un colpo al cerchio ed uno alla botte” che possa salvare la faccia in attesa di capire come convenga davvero tracciare il quadro regolamentare.

Stabilità provocata?

Più che aspettarci uno spostamento di capitali dai mercati classici a quello delle criptovalute è bene registrare come la capitalizzazione generale continui a tenere la linea dei 200B. 

Dato che da’ valore alla tesi di come le cripto non siano poi così strettamente correlate al resto dei mercati finanziari. 

Ulteriore conferma di questa solidità è arrivata anche ieri (domenica 28 ottobre) con la totale indifferenza dimostrata dai prezzi alla chiusura dei futures.

L’incredibile stabilità dimostrata da bitcoin negli ultimi tre mesi sembra essere proprio quello che i regolatori chiedevano per tracciare linee di confine definite. 

Era questa la condizione necessaria per poter disegnare una cornice consona all’ingresso degli investitori istituzionali. Almeno così ci è stato più volte detto, sopratutto riguardo la nascita degli ETF dedicati.

Quanto questa situazione di stallo sia anch’essa oggetto di manipolazione non è dato a noi comuni mortali saperlo. 

Una maggiore volatilità nei mercati classici rispetto a quella di bitcoin e delle criptovalute è sicuramente una novità che libera la fantasia alle teorie più disparate.

 

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