Un anno negativo per la blockchain, oppure no? Editoriale
Editoriale

Un anno negativo per la blockchain, oppure no? Editoriale

La blockchain applicata al settore banking & finance ha subìto quest’anno una decisa battuta d’arresto.

Siamo ormai nel vivo del trimestre più atteso dell’anno che, per ora, non si sta discostando di molto da quelli precedenti. Volatilità ai minimi storici, news che non impattano sul mercato e capitalizzazione generale che stagna intorno ai 200B da oltre due mesi.

Fuori dal cono d’ombra generatosi dalla crescita parabolica dello scorso anno si è potuto però far luce su alcuni aspetti fondamentali rimasti finora sconosciuti alle masse.

Chi ha paura degli orsi?

Primo dato da registrare il fatto che tutti i team siano stati costretti a mettersi realmente al lavoro: i progetti che avevano puntato tutto su un marketing imponente, hanno dovuto rivedere i propri piani dedicandosi realmente ad innovazione e sviluppo o si sono sciolti come neve sotto il sole d’agosto.

Le chat ed i gruppi dedicati si sono iniziati a riempire di domande sempre più pertinenti ed i progetti che non avevano una struttura solida si sono ritrovati arenati in un’immobilismo che è diventato impossibile celare.

Anche gli investitori più sprovveduti si sono messi su white-paper e roadmap per verificare che i propri fondi venissero utilizzati per raggiungere gli obiettivi dichiarati, e non solo per arricchire i founder.

 

 

Blockchain per tutti 

Le società dedicate all’applicazione della blockchain in settori diversi da quello strettamente finanziario hanno iniziato a proliferare. Gli infiniti campi in cui questa tecnologia può favorire un’automazione sempre più efficace e trasparente è divenuto argomento di dominio pubblico.

Legittimazione dei sistemi di voto, certificazione di titoli accademici, scambio e archiviazione di dati sensibili sono solo alcune delle soluzioni che offre la blockchain.

Innovazioni rivoluzionarie in moltissimi settori di cui si è parlato sempre di più nel corso di quest’anno.

La blockchain non è stata più proposta solamente come mezzo per facili guadagni, ma come qualcosa di realmente utile per tutti.

La crisi del massimalismo

I massimalisti di bitcoin sono stati costretti a rivedere le loro posizioni arrivando ad ammettere, nella maggior parte dei casi, che le altre criptovalute non sono identificabili solo come truffe. Il sorgere di nuovi progetti si rivela uno strumento di difesa indispensabile per bitcoin stesso.

Il bug è un concetto intrinseco all’idea stessa di codice e la presenza di altre criptovalute mette al riparo da eventuali attacchi, da parte di governi ed altri istituti centralizzati, nel momento in cui bitcoin dovesse realmente rappresentare un pericolo per la finanza globale. Esistendo criptovalute e blockchain sempre più avanzate non avrebbe senso impiegare tempo e risorse per attaccare bitcoin.

Con l’indebolirsi del “massimalismo” ha iniziato a perdere vigore anche un’altro fattore che ha frenato tanti esperti nell’avvicinarsi a questo mondo: l’identificare la blockchain e le criptovalute come un qualcosa in totale contrapposizione con la struttura finanziaria esistente.

Il giusto equilibrio 

Come l’online banking e la nascita di altre forme di pagamento digitale hanno demolito una serie di intermediari del settore, così la blockchain potrebbe rappresentare all’inizio un momento di transizione. Uno strumento che costringa le strutture centralizzate ad una trasparenza e correttezza sempre maggiori nei confronti del cittadino e del cliente.

Questi sono solo alcuni aspetti che hanno potuto porsi all’attenzione di tutti grazie a questo bear market. Forse definirlo benedetto può risultare impopolare, ma di certo tanti players di settore hanno imparato più in questi dieci mesi che nei tre anni precedenti.

blockchain

 

Puoi anche seguirmi sul mio profilo instagram: @cesaregermanico

Leave a Comment